Impronte

News, Storie d'Impresa
16.07.2026

Fotografare significa lasciare un’impronta.

Un’immagine è in grado di catturare un istante e renderlo indelebile, di scrivere una storia e trasformarla in memoria.

Lasciare tracce, in fondo, è tipico dell’essere umano. E non sono sempre tracce di cui andare fieri: abbiamo ricoperto il pianeta di rifiuti, inquinamento, guerre, deforestazione; la nostra impronta sul pianeta è così profonda da rendere fragili gli equilibri stessi della Terra.

Eppure abbiamo il potere di osservare queste impronte, di denunciare, e di invertire i nostri passi.

È qui che la fotografia assume un significato potente: da una parte cattura la dolcezza del mondo, dall’altra denuncia i suoi orrori, costringendoci a non distogliere lo sguardo da ciò che a volte preferiremmo ignorare.

Uno dei più grandi fotografi contemporanei, il brasiliano Sebastião Salgado, ha dedicato la sua vita proprio a questo. Nel documentario “Il sale della Terra”, il fotografo ripercorre i suoi viaggi attraverso guerre, carestie, desertificazioni, genocidi. Attraverso la sua lente, vediamo il lato più oscuro dell’umanità. Dopo aver documentato il genocidio del 1994 in Rwanda, Salgado racconta di aver perso ogni fiducia nell’essere umano. “Siamo animali terribili noi umani. La nostra è una storia di guerra, una storia senza fine. Una storia folle”.

Eppure, la fotografia è lo strumento che ha permesso a milioni di persone di vedere quella realtà, di non rimanere indifferenti a ciò che accade dall’altra parte del pianeta. 

È grazie alle immagini dei fotografi che abbiamo scoperto lo scioglimento dei ghiacciai, le isole di plastica, le conseguenze della crisi climatica.

Le immagini non cambiano il mondo, ma generano consapevolezza. Ed è proprio dalla consapevolezza, dal desiderio di essere parte del cambiamento, che nasce il legame profondo con la sostenibilità.

Certo, la fotografia, come ogni attività umana, ha un impatto ambientale.

Quello della fotografia digitale è spesso invisibile e sottovalutato, ma la produzione di una fotocamera richiede l’estrazione di terre rare e processi industriali ad alto consumo energetico: si stima che circa il 75-85% dell’impronta di carbonio sia concentrato nella fase di produzione. A questo si aggiunge l’energia necessaria per alimentare i servizi cloud dove le immagini vengono archiviate. L’archiviazione a lungo termine di un centinaio di foto ad alta risoluzione genera emissioni paragonabili a percorrere alcune decine di chilometri in automobile. D’altro canto, la produzione delle pellicole per la fotografia analogica richiede sali d’argento e sostanze chimiche, mentre lo sviluppo comporta un consumo significativo di acqua e reagenti. Un laboratorio di sviluppo di medie dimensioni può consumare migliaia di litri di acqua al giorno e l’elaborazione di una pellicola richiede quantità di acqua molto superiori rispetto all’equivalente digitale.

C’è però una differenza fondamentale: la fotografia analogica insegna il limite. Ogni scatto ha un costo, ci invita a riflettere, a non scattare a raffica. L’attesa dello sviluppo educa alla pazienza, non al consumo.

Questa è forse la forma più autentica di sostenibilità: non limitarsi a consumare in modo diverso, ma farlo solo se necessario. Imparare il valore della materia e del tempo. 

È la stessa lezione imparata da Salgado dopo essere rientrato dopo anni ad Aimorés, nella Mata Atlântica brasiliana, dove trovò la terra della sua infanzia disboscata e inaridita per favorire il pascolo di bovini. Così, lui e sua moglie avviarono uno dei più importanti progetti di riforestazione al mondo, piantando oltre 2.7 milioni di alberi e riportando in vita la biodiversità, lasciando un’immagine potentissima.

Così come la fotografia analogica, anche piantare alberi ci insegna a rallentare, in un mondo che vuole tutto e subito.

Perché piantare alberi significa accettare che il risultato non lo vedremo noi, ma sarà un dono per le generazioni future. 

Nel documentario “Il sale della Terra” Salgado pronuncia questa frase: “Pensare che questi alberi di tre mesi raggiungeranno il loro apice tra 400 anni. Forse a lì potremmo provare a cogliere il concetto di eternità. Forse l’eternità è misurabile.” 

Il concetto di sostenibilità sta tutto qui: nel lasciare una traccia che consenta alle generazioni future di respirare.

Elisa Cattini

Foto di Marco Ruggi

Fonti:

World Cleanup Day. (2024). Capturing Moments, Consuming Energy: The Environmental Impact of Photos. 

UCLA Institute of the Environment and Sustainability. (2021). Film vs. Digital: A Life Cycle Assessment. HBO Practicum Report.